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2021: Arriva Iscro, la cassa integrazione per gli autonomi

2021: Arriva Iscro, la cassa integrazione per gli autonomi

2021 Arriva Iscro, la cassa integrazione per gli autonomi

Tra i provvedimenti più attesi della nuova Legge di Bilancio in vigore dal 1° gennaio 2021 c’è sicuramente quello relativo all’istituzione di un ammortizzatore sociale per i lavoratori autonomi, i quali nonostante siano tra le categorie che più hanno sofferto la pandemia non possono però usufruire della cassa integrazione, ecco che nasce l’Iscro.

Chi ne ha diritto e quale sarà l’iter

Per far fronte a questa mancanza il Ministro Gualtieri e la sua squadra hanno approntato l’Iscro, ossia l’Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa, una misura di sostegno al reddito, erogata dall’INPS, che verserà nelle tasche di 41 milioni di lavoratori una cifra pari a circa 130 milioni di euro nel triennio 2021-2023.

Potranno usufruire dell’erogazione dell’Iscro per 6 mesi nel triennio i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS, ossia coloro che esercitano attività abituale di arte o professione che non siano iscritti ad altre forme previdenziali, ecco che, ancora una volta, sono quindi esclusi i professionisti iscritti ad altre Casse Professionali, critica giustamente mossa da molti versanti.

La domanda potrà essere fatta in modalità digitale tramite il portale dell’INPS, il quale comunicherà i dati inoltrati dal lavoratore tramite autocertificazione all’Agenzia delle Entrate, che dopo i relativi controlli darà il via libera all’INPS per l’erogazione.

Le domande per l’Iscro potranno essere presentate, per ognuno degli anni 2021, 2022 e 2023, entro il 31 ottobre, ricordiamo che si potrà usufruire dei 6 mesi di Iscro consecutivi una volta sola nell’arco dei 3 anni.

I requisiti

Sono 6 i principali requisiti a cui bisogna rispondere per avere diritto all’Iscro:

  • Non essere titolari di pensione né di altre forme previdenziali obbligatorie
  • Non essere percipienti di Reddito di Cittadinanza
  • Avere dichiarato nell’anno precedente alla domanda un reddito inferiore al 50% dei redditi medi dei 3 anni precedenti
  • Avere dichiarato, nell’anno precedente alla domanda, un reddito non superiore a 8.145 €
  • Essere in regola col versamento dei contributi
  • Essere titolari di P.Iva regolarmente operante nei settori interessati da almeno 4 anni

Va da sé che i requisiti del punto 1 e 2 vanno mantenuti per tutto il periodo di percezione dell’aiuto e che, in caso di chiusura della P.Iva nel periodo di percezione, l’indennità sarà automaticamente sospesa e in caso di indebita percezione il titolare sarà tenuto a rimborsare quanto ricevuto.

Le cifre

Anzitutto occorre specificare che anche questa, come tutte le indennità istituite per far fronte all’Emergenza Coronavirus, non concorre alla formazione del reddito e che i limiti di importo dell’indennizzo sono rivalutati annualmente secondo i dati Istat relativi al costo della vita per le famiglie.

L’indennità Iscro ammonterà al 25% dell’ultimo reddito dichiarato all’Agenzia delle Entrate su base semestrale (in sostanza la metà dei ricavi percepiti nell’anno) e spetterà a decorrere dal primo giorno successivo alla presentazione della domanda.

In ogni caso l’importo totale dell’indennità spettante sarà suddiviso durante i 6 mesi di fruizione dell’aiuto.

L’importo minimo dell’Iscro sarà di 250 €, quello massimo di 800 €.

Esempio di calcolo

Poniamo di essere un parrucchiere che necessita di richiedere l’Iscro nell’anno 2021 e di doverne calcolare la portata.

Dobbiamo prima di tutto verificare se nell’anno precedente alla richiesta, in questo caso quindi nel 2020, abbiamo percepito un reddito inferiore a 8.145 euro. Poniamo di aver percepito 8.000 euro. Il primo requisito è soddisfatto.

Passiamo ad analizzare il secondo requisito obbligatorio, ossia il calo di fatturato del 50% rispetto ai 3 anni precedenti. Dovremo prendere in considerazione il fatturato degli anni 2017, 2018 e 2019, dovremo calcolare la media aritmetica dei 3 fatturati e poi dividerla per 2 (appunto il 50%), se il risultato è inferiore al fatturato del 2020, ossia i famosi 8.000 euro, l’indennizzo potrà essere erogato.

Per esempio:

  • Fatturato 2017: 22.000 euro
  • Fatturato 2018: 24.000 euro
  • Fatturato 2019: 20.000 euro

Fatturato totale 3 anni: 66.000 euro

66.000 euro : 3 = 22.000 euro (media aritmetica dei fatturati 2017, 2018 e 2019)

22.000 euro : 2 (ossia il 50%) = 11.000 euro

11.000 euro è superiore ad 8.000 euro, il fatturato tirato in causa del 2020, per cui abbiamo diritto.

Se la metà della media aritmetica dei 3 anni precedenti fosse stata inferiore al fatturato del 2020 non avremmo avuto diritto.

Da dove derivano i fondi?

Per far fronte alla spesa da sostenere per poter elargire l’Iscro il Governo ha stanziato 70,4 milioni per l’anno 2021, 35,1 mi­lioni di euro per l’anno 2022, 19,3 mi­lioni di euro per l’anno 2023 e 3,9 mi­lioni di euro per l’anno 2024.

Parte di questi fondi sarà recuperata grazie all’aumento del contributo alla Gestione Separata, di 0,26 punti percentuali nel 2021 e di 0,51 negli anni 2021 e 2022.

Da ultimo occorre sottolineare che il Governo ha previsto l’obbligatorietà di partecipazione a corsi di aggiornamento professionali per tutti coloro che percepiranno l’Iscro, le modalità di attuazione del piano formativo andranno stabilite entro gli inizi di marzo 2021 dal Consiglio dei Ministri in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Erika@

Contabile e blogger

    1 commento finora

    Sgravi contributivi e proroghe nella Legge di Bilancio 2021 – Scritto il6:58 PM - 15 Gennaio 2021

    […] usufruire dell’erogazione dell’Iscro per 6 mesi nel triennio 2021 – 2023 i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata INPS, […]

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