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Aprire la partita iva come babysitter

Aprire la partita iva come babysitter

Aprire la partita iva come babysitter 1

Aprire la partita iva come babysitter professionale

Negli ultimi anni, la babysitter, è una figura sempre più richiesta dalle famiglie. Questo è dovuto sopratutto agli orari avversi di lavoro, alla mancata presenza dei nonni per quesioni di distanza ed al fatto che spesso entrambi i genitori lavorano a tempo pieno.

La babysitter è un lavoro molto delicato e richiede doti personali specifiche. In primis devono piacere i bambini; serve inoltre molta pazienza ed empatia.

In Italia la professione della babysitter non richiede nessuna formazione specifica obbligatoria; purtroppo, come per molte neo-professioni, non ci sono ancora linee guida specifiche da parte delle istituzioni.

Tuttavia una buona babysitter, oltre che ai requisiti soggettivi morali dovrebbe avere dei requisiti professionali, acquisibili grazie a dei percorsi di studio e formazione.

I percorsi formativi sono numerosi:

  • laurea in scienze della formazione primaria e/o in scienze dell’educazione con indirizzo nido e /o scuola dell’infanzia.
  • diploma di dirigente di comunità.
  • diploma o laurea, di insegnante o educatore della prima infanzia.
  • diploma dell’istituto tecnico per i servizi Sociali.
  • indirizzo esperto in attività ludico espressive idoneo allo svolgimento dell’attività psico-pedagogica.
  • diploma di istituto d’istruzione superiore o diploma di laurea , ai sensi dell’art. 15 della L.R. n.
    32/90.

Aprire la partita iva come babysitter

Facciamo una premessa importante: non dobbiamo confondere l’attività di babysitter con quella dell’educatore per l’infanzia, ne tantomeno con l’attività di babyparking o asilo nido.

Infatti per questa tipologia di attività servono molti requisiti e l’iter burocratico non è cosa da poco.

La babysitter è caratterizzata dal fatto che svolge l’attività presso il domicilio del consumatore.

Questo permette alla babysitter di regolamentare la propria professione inquadrandosi come lavoratore autonomo.

Nel momento in cui l’attività di babysitter viene svolta per più committenti (più famiglie) in modo abituale e continuativo va aperta la partita iva. L’alternativa è farsi assumere da ogni famiglia.

Aprire la partita iva per la professione della babysitter è gratuito. L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile online il modulo AA9/12, che va compilato in ogni sua parte e portato persso gli Uffici. In pochi minuti è disponibile il numero della partita iva.

Il codice ATECO più adatto per questa tipologia di attività è 88.91.09 (servizi di babysitting).

Un’alternativa, più generica è il codice 96.09.09 (altri servizi alla persona nca, nel quale rientra anche il servizio di asssitenza domestica in generale.

Essendo un attività non regolamentata, la babysitter, non ha nessuna cassa previdenziale di riferimento. Per versare i contributi bisogna quindi iscriversi alla Gestione Separata INPS, tramite la procedura messa a disposizione sul sito internet. I contributi si pagano in base al reddito di chirato nella misura del 25,72 %.

E’ consigliabile (non obbligatorio) stipulare una polizza contro i danni verso i terzi. Capita, che lavorando in dimore altrui, per errore possa cadere o rovinarsi qualche soprammobile o stoviglia. Meglio prevenire con una polizza, evitando richieste di risarcimento nettamente superiori ai guadagni.

Inoltre, anche se l’attività viene svolta in modo autonomo, è meglio mettere per iscritto le condizione della collaborazione, mediante un contratto o una scrittura privata. Tutela sia il committente che il prestatore.

Regime fiscale e contabilità della babysitter

La babysitter è un’ attività svolta in via individuale.

Questo permette di scegliere tra due regimi fiscali:

  • Regime semplificato: si paga l’IRPEF sugli utili con una percentuale a partire dal 23%.
  • Regime forfettario (consigliato): si paga il 5% di tasse per le start-up e il 15 % per le non start up. La base imponibile è calcolata su una percentuale fissa sui ricavi lordi. Sulla base imponibile verrà calcolata l’imposta sostitutiva del 5% (o del 15%). Non bisogna applicare IVA e ritenuta d’acconto sulle fatture. Vale fino a 65.000 € di fatturato annuo.

Per la babysitter professionale il coefficiente di redditività è del 67% o del 78% a seconda del codice ATECO utilizzato.

Per quanto concerne l’INPS dovrà poi versare sulla percentuale di reddito calcolato il 25,72% di contributi.

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Gianmaria@

Tributarista accreditato Blogger Studio di diritto fiscale e tributario

3 commenti

Francesca Mauri Scritto il11:37 AM - 30 Aprile 2020

buongiorno
In base all’andamento di questo periodo le idee non mancano ma non si riesce a capire come fare, io almeno.
Sono un educatore e vorrei aprire per un imminente bisogno un doposcuola o bebysitteraggio per bambini delle elementari ma non so come muovermi.
Ho visto il suo sito e mi domandavo se mi può aiutare
Per il momento la ringrazio per l’attenzione
Francesca Mauri

Cristina Scritto il8:12 AM - 10 Agosto 2020

Buongiorno, sono tata da molti anni, ma ovviamente nonnin regola, svolgo la mia attività nel pomeriggio, mentre al mattino ho un lavoro impiegatizio di 4.5 ore come dipendente. Vorrei aprire partita IVA per il vero lavoro di assistente infanzia e piuttosto lasciare l’impiego, ma vorrei capire se mi conviene a livello contributivo, ai fini pensionistici per intenderci, oppure no. Ho 54 anni e mi mancano dai 14 ai 16 anni di lavoro circa secondo l’INPS. Grazie mille

    Gianmaria@ Scritto il12:51 PM - 16 Agosto 2020

    Buongiorno,

    la ringrazio anzitutto per averci scritto, la inviterei a riformulare il quesito in privato alla mail gallarato@studiogallarato.it.

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