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Credito IRES non riportabile con omessa dichiarazione

Credito IRES non riportabile con omessa dichiarazione

Credito IRES non riportabile con omessa dichiarazione

Credito IRES non riportabile con omessa dichiarazione

Con l’ordinanza numero 18393 del 31/01/2020 depositato il 4 settembre 2020, la Cassazione si è espressa in merito al riporto a nuovo di un credito d’imposta qualora la dichiarazione da cui lo stesso emerge sia stata omessa.

Credito IRES non riportabile: il caso

La controversia in oggetto nasceva da un controllo formale sulla dichiarazione del modello UNICO 2007 per il periodo d’imposta 2006, effettuato ai sensi degli artt. 36 bis del D.p.r. 600/1973 e 54 bis del D.p.r. 633/1972, a seguito del quale l’Agente della riscossione notificava al contribuente una cartella esattoriale di pagamento con il ruolo relativo a IRES e IVA.

Tale ruolo si era formato sulla base del disconoscimento sia del credito per eccedenza IVA sia del credito per eccedenza IRES riportati nel modello in oggetto, essendo entrambi maturati nel 2005 anno d’imposta per il quale la dichiarazione era stata omessa.

La cartella di pagamento veniva impugnata davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano che accoglieva il ricorso. Avverso tale sentenza proponeva appello l’Agente della Riscossione presso la Commissione Tributaria Regionale che confermava la decisione del giudice di prime cure con la motivazione che il contribuente, avendo provato attraverso idonea produzione documentale l’esistenza del credito d’imposta in oggetto, non perdeva il diritto alla relativa detrazione anche nel caso di omissione della dichiarazione dei redditi da cui il credito stesso emerge.

Credito IRES non riportabile: la sentenza

Evidenziavano altresì i giudici di appello, che la decadenza del credito si verifica, solamente nel caso in cui l’eccedenza d’imposta non venga riportata nella prima dichiarazione utile, caso che non si era verificato nella fattispecie in oggetto.

La Cassazione accoglieva parzialmente il ricorso sostenendo che il credito maturato in un periodo d’imposta per il quale non è stata presentata la dichiarazione, può essere riportato solo ai fini IVA e non ai fini dell’imposta sui redditi.

A dettare la differente presa di posizione dei giudici di legittimità sull’eccedenza di credito IRES rispetto all’eccedenza di credito IVA è l’esigenza che riveste quest’ultimo tributo di assicurare la neutralità dell’imposizione armonizzata, un principio che ha portato la Suprema Corte ad affermare che, pure in mancanza della dichiarazione annuale afferente il periodo di maturazione, il credito IVA stesso va riconosciuto dal giudice tributario purché “risulti da liquidazioni periodiche e regolari versamenti”.

Credito IRES non riportabile: considerazioni ed interpretazioni professionali

Si deduce da quest’ultimo passaggio che la presentazione in contraddittorio della documentazione afferente all’esistenza del credito (ad esempio attraverso l’esibizione dei registri IVA, delle relative liquidazioni periodiche, della dichiarazione cartacea relativa all’annualità omessa e delle fatture) pone il contribuente in condizione equivalente a quella che si sarebbe trovato se avesse presentato correttamente la dichiarazione.

Una situazione che mette nelle condizioni il fisco di poter scomputare direttamente il credito Iva dalle somme dovute a seguito di controllo automatizzato anziché effettuare tale scomputo in un eventuale fase giudiziale seguita dell’emissione della cartella esattoriale. Diverso è l’approccio che i giudici di legittimità hanno avuto riguardo all’eccedenza di credito IRES.

Fatto salvo che per le imposte dirette non sussiste la necessità di assicurare la neutralità armonizzata sul valore aggiunto che considera funzionale il riporto a nuovo dell’eccedenza detraibile, la Suprema Corte ha ritenuto che l’accertamento dell’esistenza contabile del credito IRES maturato nel periodo d’imposta per il quale la dichiarazione dei redditi è stata omessa richiederebbe un’attività di verifica estesa a tutti quegli elementi eterogenei che possono o non possono determinare l’eccedenza detraibile.

Da un lato trattasi di quegli elementi dai quali dipende la determinazione dell’imposta dovuta e dall’altro da quegli elementi da questa scomputabili quale crediti d’imposta, ritenute d’acconto e a titolo di acconto, versamenti in acconto. La portata di questa attività di verifica, in quanto diretta alla ricostruzione dell’intero rapporto tributario d’imposizione diretta, orienta inevitabilmente il contribuente a seguire a pagare l’imposta dovuta e a presentare entro i successivi 48 mesi istanza di rimborso.

 

Gianmaria@

Tributarista accreditato Blogger Studio di diritto fiscale e tributario

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