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La riconducibilità dei prelevamenti all’attività professionale va provata: ordinanza 19497 della Cassazione

La riconducibilità dei prelevamenti all’attività professionale va provata: ordinanza 19497 della Cassazione

La riconducibilità dei prelevamenti all’attività professionale va provata

La Cassazione, con ordinanza numero 19497 del 5/3/2020, ha sancito che ai fini delle imposte sui redditi le operazioni bancarie di prelevamento hanno valore presuntivo solo nei confronti dei titolari di reddito d’impresa, con esclusione di quelli da reddito di lavoro autonomo per i quali l’onere della prova della riconducibilità dei prelevamenti all’attività professionale spetta all’Agenzia delle Entrate.

Il caso dei prelevamenti dell’Avvocato di Napoli

La controversia si basava sul ricorso avverso un avviso di accertamento relativo all’anno 2006 proposto nei confronti di un contribuente esercente l’attività di avvocato, verso il quale l’Agenzia delle Entrate aveva imputato un maggior reddito IRPEF e IRAP seguito ad una verifica bancaria esperita nei confronti dello stesso relativa ai suoi prelevamenti.

Faceva proprie le doglianze del contribuente la CTP di Napoli a cui seguiva il ricorso in appello dell’Ufficio presso la CTR, che a differenza del giudice di prime cure, accoglieva il gravame, con la motivazione che i dati bancari raccolti in sede di accertamento fossero pienamente utilizzabili, in difetto di una prova contraria, come presunzione per la ricostruzione del reddito dello stesso relativamente ai prelevamenti ed alle entrate emergenti dal proprio conto corrente.

La sentenza della Cassazione

La Cassazione affermava che la CTR non si era attenuata al principio sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n.ro 228/2014, nella quale veniva dichiarata l’illegittimità della presunzione relativa ai prelevamenti per i lavoratori autonomi, sostenendo che in materia di imposte sui redditi le operazioni bancarie hanno valenza probatoria solo nei confronti dei titolari di reddito d’impresa, con esclusione di quei soggetti come il ricorrente titolari di reddito di lavoro autonomo ovvero esercenti arti o professioni.

Quale la “ratio”

L’ordinanza dei giudici costituzionali fissava questo principio sulla ratio che per il reddito da lavoro autonomo i prelevamenti sarebbero “fatti oggettivamente estranei all’attività di produzione del reddito professionale” idonei a costituire “meri indici generali di spesa” con la conseguenza ulteriore che non operando alcuna presunzione relativa, l’onere della prova si ribalta sull’amministrazione finanziaria.

La posizione definitiva della Legge

Ad ulteriore rafforzamento di quanto sancito dalla sentenza in oggetto l’impianto normativo sugli accertamenti bancari è stato aggiornato dall’approvazione del D.L. 193/2016 attraverso l’art. 7 quater nell’intenzione di precludere la presunzione sui prelevamenti relativamente ai lavoratori autonomi.

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Erika@

Contabile e blogger

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